Alessandro Lupi

Dalla prima bandeja al carisma di Belasteguin, passando per la passione del pubblico italiano: l’intervista ad Alessandro Lupi, voce e volto del padel di Sky Sport

Se il padel in Italia continua ad avere un numero sempre maggiore di appassionati, lo si deve anche al lavoro della redazione di Sky Sport. In particolare, alla passione e alla competenza di Alessandro Lupi: voce e volto di molte telecronache e del programma This is padel. Così come è accaduto a molti di noi, anche per Alessandro è stato un colpo di fulmine: “Il mio amore per il padel è nato nel novembre 2014. L’ho scoperto al Padel Roma, un club che aveva appena aperto e che adesso non esiste più. Probabilmente il primo circolo di solo padel in Italia”.

Il racconto di Alessandro Lupi

Da appassionato e giocatore di tennis, quel giorno rimasi colpito da questo sport – ha spiegato Alessandro alla nostra redazione – In quel periodo più di un circolo stava togliendo i campi da calcetto per far spazio a campi da padel e proposi un servizio di colore a Sky Sport 24 per raccontare questa stranezza. È in quella occasione che ho provato a giocare. Da quel momento mi sono innamorato subito del padel e non ho mai più lasciato la racchetta“.


La risposta degli appassionati è spesso sorprendente. Sono tanti i messaggi che vi arrivano durante le telecronache. A distanza di anni è una cosa che ti sorprende ancora?

Innanzitutto in questi pochi anni è cambiato tutto. Ho capito che il padel va ad una velocità tripla rispetto a qualsiasi altra cosa e qualsiasi altro sport. È tutto più veloce. Tutto ciò che è novità oggi è vecchio tra quattro mesi. Ciò che oggi è avveniristico, tra due anni lo trovi ovunque. Dai club, dagli investimenti, dalle idee, dai circuiti…è tutto così. Va a mille all’ora, compreso anche questo discorso dell’interazione con il pubblico. All’inizio, quando l’abbiamo lanciata, era maggiore rispetto a oggi. Il pubblico ora è cresciuto, ma in quel momento era ancora una cosa che lo spettatore conosceva poco”.

Il padel era visto quasi come uno spettacolo e con curiosità lo spettatore ci chiedeva le le cose più banali: il regolamento, la palla può rimbalzare in campo, dove deve rimbalzare, che cos’è una vibora, che cos’è una bandeja. Oggi invece il pubblico è cresciuto. Ha iniziato a conoscere il padel e forse adesso arrivano anche meno domande, ma perché non hanno più bisogno delle nostre risposte. Ora hanno voglia di commentare con noi in diretta lo spettacolo che stanno vivendo“.

I protagonisti del ranking

Alessandro Lupi

La stagione è appena cominciata, cosa ti aspetti dai prossimi mesi? Prevedi qualche cambiamento nel ranking?

Spero tanto, ma conservo ancora i miei dubbi, che possano andare molto bene Paula Josemaria e Bea Gonzalez, che rimane la mia giocatrice preferita come numeri e come capacità. Anche Paula ha capacità tecniche notevolissime, però mi preoccupa la loro solidità. Il primo torneo ha dimostrato che c’è ancora da lavorare e quindi mi auguro che possano trovare quel feeling di coppia che potrebbe permettere loro di lottare per il primo posto nel ranking“.

In campo maschile c’è solo una coppia che può inserirsi, vedremo quanto, come e se Lebrón e Augsburger potranno recitare il ruolo di terzo incomodo. Commento sempre volentieri Tapia-Coello contro Galan-Chingotto, però se racconti sempre la stessa finale lo spettacolo un po’ ci perde. A Riad, la semifinale Tapia-Coello contro Lebrón-Augsburger è stata nettamente la partita più bella del torneo. Sono convinto che Lebrón e Augsburger, se sono in giornata, possono battere chiunque. Nell’arco dell’anno, però, non sono così sicuro della loro capacità di essere costanti“.

Alessandro Lupi: “Che carisma Belasteguin”


Tra tutti i giocatori che hai avuto il piacere di incontrare chi ti ha colpito di più?

Faccio una premessa. Secondo me i giocatori di padel devono ancora capire che la comunicazione è importante e che non va bene fare sempre le stesse dichiarazioni e aprire le interviste facendo sempre i complimenti agli avversari e ringraziando staff e famiglia. Quasi mai nessuno mi colpisce per originalità. Detto questo, ti posso dire che si percepisce a 50 metri di distanza il carisma, la personalità e la non banalità di Fernando Belasteguin“.

Quanto è stato importante per la federazione tennis aver accorpato il padel?

C’è stato un momento, durante il periodo Covid, quando ancora non si chiamava FITP, dove il padel era già dentro la federazione perché portava tanti soldi…mi sembra 11 milioni di euro all’anno. C’erano tantissimi praticanti, molti istruttori di primo livello, di secondo. Non era ancora scoppiato il boom del tennis e in quel momento lì il padel è stato un elemento fondamentale. Adesso è ovvio che il tennis potrebbe tranquillamente fare a meno del padel. Addirittura ogni tanto mi viene il dubbio che il tennis, preso dalle sue dinamiche e dalle sue necessità, possa anche dimenticare il padel in soffitta. In questo momento, e parlo per il futuro del padel, non sono così convinto che l’esistenza di una FITP sia la scelta migliore“. 


Arriveremo un giorno a vedere il padel alle Olimpiadi?

Perché no? Ovvio che i fattori sono tanti, lo sappiamo. Ci sono delle necessità, deve diventare globale, deve avere un sistema antidoping credibile. Ci stanno dicendo che quest’anno lo sarà e sul fatto che stia diventando globale non c’è dubbio. Poi, parliamoci chiaro, quando parliamo di Olimpiadi invernali vediamo ogni volta degli sport che, francamente, uno dovrebbe dire ‘perché allora il padel no?’“.

Lo sport democratico: “A padel possono giocare tutti”

Alessandro Lupi


Alessandro, c’è un aggettivo che spiega meglio degli altri la grande passione degli italiani per il padel?

Direi democratico. Il padel è veramente uno sport per tutti. Senza tirare in ballo di nuovo la battuta di Pietrangeli che, felice o infelice che sia stata, contiene un fondo di verità, non c’è dubbio. Quando la gente si offendeva, dicevo: ‘Ragazzi, siate felici di questo, perché il mondo per il 99,5% della popolazione, forse addirittura virgola 9 è fatto di pippe. Siamo tutti pippe e avere uno sport che esalta le nostre capacità è una meraviglia. Poi tra le pippe c’è quello più bravo e quello meno bravo. Avere uno sport che tu conosci per la prima volta e la seconda già ti diverti insieme con gli amici, perché non ha una una curva di apprendimento troppo elevata e arcuata, è un grande vantaggio.

Io gioco a golf, dove c’è una curva di apprendimento lentissima. Sono stato fortunato perché ho imparato quasi subito e quindi mi sono subito divertito. Ma ho conosciuto tanta gente che ha mollato perché magari per arrivare a un livello necessario per divertirsi ci vuole un anno. E in un anno uno molla. Il padel è democratico, ci può giocare chiunque. Anche se non hai mai fatto sport, puoi metterti in campo con altri tre amici e divertirti. Trovami un altro sport dove questo è possibile. Non c’è“. 

Come vedi il futuro del padel in Italia e nel mondo?

Francamente non riesco a immaginare, e non me lo spiegherei in nessun modo, il motivo per cui non debba diventare uno degli sport più praticati al mondo – ha concluso Alessandro Lupi – Tornando a Fernando Belasteguin, una volta e con molta serenità mi disse: ‘Il padel è chiaramente lo sport del futuro’“.

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