Dalla gloria del parquet ai vetri del campo da padel. In principio era il tiro da tre punti ora in testa ha solo il “por tres”. Hugo Sconochini non ha mai perso l’istinto per la competizione, né quel carisma che lo ha reso uno dei leader più amati del basket. Lasciata la palla a spicchi nel 2012, il “Condor” italo-argentino ora vola alto solo ed esclusivamente tra pareti e griglie, dove cerca di trasmettere tutta la sua passione per questo sport ai suoi allievi del Lion’s Padel di Pantigliate.
“In questo centro mi trovo benissimo, mi sento a casa – ha spiegato Sconochini ai nostri microfoni – Sono delle splendide persone e il progetto mi ha subito convinto. Abbiamo tre campi al coperto e a breve ce ne saranno altri tre. La struttura è bellissima e c’è la possibilità di ingrandirsi e di fare altre cose. Sono molto felice di essere qua, e sono felice di questo ruolo importante (il direttore sportivo, ndr) dove posso dare una mano per sviluppare tutto il lavoro“.
Nel 2023, durante un’intervista, hai detto: “Questo sport ha un grande futuro”. Dopo tre anni sei ancora di questa idea?
“Sì, assolutamente. La crescita è stata esponenziale e credo che non si fermerà. Non lo dicono solo i numeri, ma anche i fatti. È un movimento in continua evoluzione. Lo dimostra soprattutto il percorso di alcuni giocatori italiani. Basta guardare la quantità di praticanti che si spingono sempre più in alto e migliorano le prestazioni. Tutto questo funziona da traino per il padel in Italia ed è per questo che dico che possiamo ancora crescere“.
Hai giocato una vita a basket. Ci sono punti di contatto tra quello che è stato il tuo sport e il padel?
“Secondo me ci sono diverse cose simili alla pallacanestro, sono tanti i punti di contatto. La comunicazione è uno di questi. Spesso, a livello amatoriale, manca la comunicazione tipica di uno sport di squadra. Il padel è uno sport di coppia ed è fondamentale la condivisione. Bisogna saper comunicare con il compagno, dare le indicazioni giuste, saperlo tirare fuori da un momento no. Sono cose importantissime che ancora oggi non tutti mettono in atto, perché spesso si dimenticano del compagno e pensano di giocare uno sport individuale“.
Hugo Sconochini e Mike D’Antoni

Hai avuto la fortuna di essere allenato in carriera da grandi allenatori, tra questi anche Mike D’Antoni. Ci sono dei consigli, che ti davano allora i tuoi coach, che adesso porti in campo quando alleni i tuoi allievi?
“Mike D’Antoni è stato un grandissimo allenatore e una persona molto importante per me, così come lo sono stati tanti altri con cui sono arrivato a vincere cose pazzesche. Credo che anche nel padel debba esserci disciplina. La disciplina nell’imparare e nel mettere in pratica ciò che hai imparato. A parole siamo tutti motivati. Abbiamo tutti voglia di giocare, ma questa voglia deve essere supportata da una disciplina che ti porta a fare le cose in maniera concreta.
Significa, ad esempio, ripetere un gesto all’infinito anche se non ne hai voglia. Significa giocare quella palla in quel punto e in quel modo, anche se non ti piace, perché è così che va giocata. Quello che lo sport professionistico insegna è proprio ad essere disciplinati“.
Cosa deve insegnare, per prima cosa, un buon maestro di padel?
“La prima cosa, in assoluto, è quella di avere voglia di divertirsi. Tutto il resto poi si insegna, ma se entri in campo senza il divertimento diventa tutto più difficile e in salita. Dal punto di vista tecnico, poi, la coordinazione mano-occhio è ovviamente indispensabile ed è una delle cose principali per far crescere l’allievo“.
Coello/Tapia contro Galan/Chingotto. Hugo Sconochini, per quanto vedremo ancora il dominio di queste due coppie?
“Penso che lo sport sia regolato dalla fisicità di chi lo pratica. In questo caso, chiaramente, stiamo parlando di quattro alieni, ognuno con le proprie caratteristiche e tutti capaci di dare del ‘tu’ alla palla. Quello che a volte fa la differenza è però proprio il discorso fisico. Chingotto, ad esempio, a volte concede fisicamente qualcosa a Coello. Nello scontro incrociato tra i due, su quella diagonale, in alcune situazioni l’argentino va in difficoltà. Sono comunque due coppie che, se non litigano e scoppiano emotivamente, se la giocano ancora per molti anni“.

Il padel femminile, anche qua in Italia, sta ottenendo risultati straordinari…
“Vero, ci sono giocatrici che si avvicinano a questo sport, magari dopo aver giocato a tennis ad alto livello, che riescono a trasformare quella mentalità e quel modo di stare in campo nella tipologia di gioco che serve per il padel. Questo le rende avversarie e giocatrici pazzesche.
Credo che sia andata così per Giulia Dal Pozzo, ma non solo per lei. Ne abbiamo viste anche altre, qui in Italia, riuscire ad ottenere buoni risultati. Per contro ci sono invece tante giocatrici che hanno fatto la gavetta ma che non sono comunque riuscite a fare quel salto in avanti, che le altre invece hanno fatto“.
Per poter far crescere ancora di più questo sport, in cosa dovremo secondo te migliorare?
“A volte vedo troppe persone che vogliono spiegare il padel, anche a livello amatoriale. Credo che invece bisognerebbe darsi una regolata e lasciare che a spiegare siano gli insegnanti o chi ha la vocazione di insegnare – ha concluso Hugo Sconochini – Noi dobbiamo stare tranquilli e giocare per divertirci. Quando per la prima volta ci siamo avvicinati a questo sport abbiamo detto: “Cazzo, quanto è divertente!”. Beh, lasciamo che continui a esserlo“.
