Demetrio Albertini, il Milano Premier Padel e l’amicizia con Paquito Navarro: “È il McEnroe del padel”

Demetrio Albertini è uno dei tanti ex calciatori appassionati di padel. È stato tra i primi a credere in questo sport, dopo averlo conosciuto in Spagna, e a portarlo in Italia. Per la precisione a Milano, la sua città, dove ha inaugurato un anno fa la Golden Goose Arena. Lo abbiamo incontrato, in provincia del capoluogo lombardo, in occasione della presentazione del suo libro “Le lezioni del campo” (Edizioni Grimaudo).

Demetrio Albertini, ad un anno dalla sua apertura, si può già tracciare un bilancio della Golden Goose Arena?

“Sì, e il bilancio è assolutamente positivo, soprattutto per il riscontro delle persone. Alla fine il centro può essere il più bello del mondo, ma deve essere “abitato” da persone con lo spirito giusto, che vengono per divertirsi e praticare questo sport. Non so quanti centri in Italia possano dire di avere 130 bambini e ragazzi Under 16 iscritti. Stiamo dando accoglienza a tutti, a volte anche con qualche difficoltà organizzativa, perché i campi non sono infiniti e dobbiamo gestire i turni al meglio“.

Milano è una città che ama il padel e tra poco sarà di nuovo protagonista con la tappa milanese del Premier Padel. Qual è il giocatore che torni sempre a vedere volentieri?

“Ce ne sono tanti. Il padel è uno sport affascinante, anche se devo dire che mi piace di più giocarlo che guardarlo. All’interno del circuito ho diversi amici, uno su tutti Paquito Navarro: è un po’ il McEnroe del padel. Tutte le volte che viene a Milano, se riusciamo, ci ritagliamo del tempo anche fuori dalla ‘pista’ per stare un po’ insieme. È uno di quei giocatori bellissimi da vedere, i suoi colpi sono davvero affascinanti“.

Demetrio Albertini e il suo modo di stare in campo

Demetrio Albertini e il Premier Padel di Milano

Rispetto a quando giocavi a calcio, che giocatore di padel sei?

“Un rompiscatole tremendo, me lo riconoscono tutti! A parte gli scherzi, penso che le mie caratteristiche nel calcio siano più o meno le stesse che porto sul campo da padel, come succede a quasi tutti gli ex calciatori: sono un giocatore tattico, di costruzione, a cui piace fare l’assist per compagno a sinistra che chiude il punto. Sono uno che non si arrende mai, che gestisce i punti decisivi e non si fa prendere dall’ansia per qualche errore di troppo. Tutto questo, ovviamente, quando riesco a giocare, perché trovo sempre difficile farlo con continuità. Ma la cosa più bella del padel è che riesce sempre a raggruppare un gruppo di amici: la partita non finisce mai sul campo, ma prosegue dopo con il terzo tempo per divertirsi insieme“.

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